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Ceramica

LABORATORIO ARTIGIANALE
Laboratorio artigianale di ceramica in Umbria

Nel centro di un caratteristico borgo in Umbria un piccolo studio artigianale apre le porte del suo laboratorio di ceramica per svelarti i segreti dell’antica lavorazione al tornio

da 70€ A persona
Il prezzo diminuisce in base al numero delle persone.
LABORATORIO ARTIGIANALE
Laboratorio di pittura Umbria: La Maiolica di Deruta

Laboratorio di pittura Umbria: vieni a scoprire praticamente l’arte storica della pittura artigianale delle ceramiche di Deruta.

80€ A persona
Il prezzo diminuisce in base al numero delle persone.
LABORATORIO ARTIGIANALE
Le Ceramiche di Deruta – Laboratorio di Tornio

Un laboratorio per scoprire le tecniche artigianali del distretto delle ceramiche di Deruta.

da 80€ A persona
Il prezzo diminuisce in base al numero delle persone.
LABORATORIO ARTIGIANALE
Le Ceramiche di Deruta – Laboratorio di Tornio e Pittura

Un laboratorio per scoprire le tecniche artigianali del distretto delle ceramiche di Deruta.

da 100€ A persona
Il prezzo diminuisce in base al numero delle persone.
TOUR IN BICI CON GUIDA PRIVATA
Tour in bici del vino: Torgiano e Deruta

Il tour in bici del vino prevede un percorso tra vigne e colline fino alla scoperta di antichi mestieri e di arti ricercate, tra Torgiano e Deruta.

da 65€ A persona
Il prezzo diminuisce in base al numero delle persone.

La ceramica in Umbria

L’Umbria nella sua ricca storia vanta quattro città che legano il loro nome alla produzione della ceramica: Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto. Orgoglio e vanto sin dall’antichità della produzione artistica regionale, le quattro città fanno parte dell’Associazione Italia Città della Ceramica. Tra le numerose tipologie di prodotti ceramici parleremo in special modo di maiolica, una tecnica che consiste nell’immergere un prodotto in terracotta nello smalto bianco, decorarlo e poi cuocerlo una seconda volta.

 

La ceramica di Gualdo Tadino si afferma come una delle produzioni più importanti della città fin dal XIV secolo. Nel 1361 un certo Angelo da Gualdo risultava come fornitore ufficiale di maioliche del Sacro Convento di Assisi per la festa del Perdono. Nel secolo successivo la fama della produzione gualdese aumenta tanto che una legge della città di Gubbio consentiva nel 1456 la vendita, in via del tutto eccezionale, delle pregiate olle e pignatte gualdesi sui mercati cittadini per tutto l’anno. Più tardi la notorietà delle maioliche raggiunse Roma: nel XVII secolo un ceramista ottenne dal Papa il permesso di applicare l’oro alla ceramica secondo una tecnica innovativa sviluppata in città. Vennero così gettate le basi per la costruzione di quella specificità che porterà due secoli più tardi la fama della ceramica gualdese fuori i confini nazionali, cioè il rilancio della affascinante tecnica dei lustri metallici. Nel 1873 Paolo Rubboli riscoprì dopo quasi 400 anni questa tecnica che dà alla ceramica dei riflessi così straordinari da farla sembrare un metallo prezioso. Oggi Gualdo Tadino custodisce con cura questa tradizione produttiva, sia attraverso il Museo della ceramica – Casa Cajani, che espone alcune delle maioliche più belle mai prodotte sul territorio, sia perché la tradizione è stata portata avanti nel tempo, tanto da rendere quello della ceramica uno dei settori economici più importanti della città.

Fin dal Medioevo Deruta rappresentò un importante polo di produzione della ceramica, soprattutto grazie alle relazioni commerciali con la vicina città di Perugia. Nel 1277 il Comune perugino richiese alle maestranze derutesi più di centomila mattoni in laterizio per la pavimentazione delle vie della città. Materiale da costruzione e vasellame erano i prodotti di punta della città che oggi è diventata una delle più famose per la sua attività artigianale. La produzione era così alta che in alcuni casi le maioliche furono utilizzate come merce di scambio nel pagamento di imposte o scambi commerciali per sostituire il denaro quando la disponibilità monetaria era agli sgoccioli.

In giro per la città i resti delle antiche fornaci per la cottura della ceramica ci raccontano che in epoca rinascimentale, solamente nel borgo antico, le botteghe attive erano ben cinquantadue. I reperti recuperati testimoniano tecniche e stili innovativi, talvolta rivoluzionari, che mantengono comunque elementi di continuità con il passato. Una specie di “memoria del vasaio” che accoglie senza paura l’originalità e modernità del nuovo.

Le preziose collezioni del Museo Regionale della Ceramica ospitato nel trecentesco complesso conventuale di San Francesco – rivelano la profonda coscienza artistica e la fierezza che i maestri maiolicari derutesi hanno trasferito ai loro odierni discendenti. Casa e bottega costituiscono ancora oggi l’aspetto caratteristico e fondante della vita della cittadina. Ogni laboratorio artigiano racconta quell’arte “civile”, quel talento che rende la ceramica di Deruta nota in tutto il mondo e quel fascino di tecniche segrete tramandate per generazioni.

A Gubbio le tracce della tradizione della ceramica si fanno risalire al Neolitico (VI – V millennio a.C.) e attraversano tutti periodi storici per arrivare a un particolare splendore in epoca romana. Nel Medioevo l’attività di produzione della ceramica vede un periodo di intenso sviluppo a partire dalla metà del XV secolo. Gubbio accolse in quel periodo numerosi maestri forestieri provenienti dai maggiori centri delle vicinanze (Siena, Norcia, Borgo Sansepolcro, Teramo, etc.) i quali affiancarono i vasai locali creando una scena di scambio e condivisione artistica molto feconda. Uno dei risultati di questa splendida commistione culturale è rappresentata dai lustri rossi, argentei e dorati ottenuti in terza cottura secondo la tecnica strutturata da uno dei più importanti ceramisti del Rinascimento: Cipriano Piccolpasso. Dopo questo periodo di grande splendore l’interesse per la ceramica di Gubbio ebbe un piccolo calo per tornare poi al centro dell’attenzione a metà dell’Ottocento, quando la tecnica dei lustri metallici venne riscoperta e sviluppata adattandola alle fabbriche moderne e alle nuove necessità di produzione. Al Museo Civico di Palazzo dei Consoli, situato al centro della città, potrete scoprire la storia di questa importante tradizione attraverso bellissime collezioni come quella della bottega seicentesca di Mastro Giorgio Andreoli o del vasellame farmaceutico in terracotta rossa.

La tradizione ceramica ad Orvieto è millenaria e affonda le sue radici nell’epoca etrusca, periodo in cui si diffonde tra gli insediamenti del territorio una delle produzioni più raffinate dell’antichità, il bucchero: un prodotto ceramico nero, lucido, incredibilmente fine e leggero. Ma il massimo grado di splendore della produzione etrusca orvietana fu raggiunto nelle cosiddette “terrecotte architettoniche policrome”, elementi di decorazione di edifici pubblici e privati elogiati persino da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia.

La tradizione artistica della ceramica di Orvieto continuò per tutto il Medioevo, nel quale si svilupparono nuove tecniche di decorazione come il sistema di campitura a reticolo, un vero è proprio reticolo geometrico dipinto sul fondo smaltato per dare profondità alle superfici. Nei primi anni del Novecento venne fatta ad Orvieto una scoperta storica. Quasi tutte le case medievali disponevano di “butti”, cioè spazi di dispensa scavati nel sottosuolo e dimenticati nel corso degli anni e delle molteplici ristrutturazioni. In ognuno di questi luoghi erano conservate una grande quantità di ceramiche antiche medievali, frammentarie ma in buono stato di conservazione. Questa scoperta fece di Orvieto uno dei più importanti campi di studio della ceramica antica umbra. Cominciò così un sistematico e deliberato depredamento dei butti che durò per molti anni e fece la fortuna sia degli antiquari locali che dei più importanti musei del mondo, oltre che del locale Museo Archeologico Nazionale.

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