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Umbria: una breve Storia (seconda parte)

Continua a scoprire con noi l'affascinante storia dell'Umbria

Umbria: una breve Storia (prima parte)

I ROMANI

La presenza dei Romani nell’attuale territorio dell’Umbria si registra già sullo scorcio del IV secolo a. C. Per difendere la città di Sutri dall’attacco degli Etruschi l’esercito romano sconfigge quello avversario nei pressi di Perugia, che intanto aveva raggiunto il suo massimo sviluppo tra le dodici città della Confederazione etrusca. La tregua che ne segue dà l’opportunità ai Romani di prendere contatto con alcune città al di là del Tevere, con le quali finiscono poi per scontrarsi a Bevagna, uscendone vittoriosi. La momentanea sottomissione degli Umbri non impedisce loro, tuttavia, di continuare a godere di una sostanziale indipendenza, tanto che in occasione della terza guerra sannitica aderiscono, contro Roma, a un’alleanza con Etruschi, Sanniti e Galli, la quale, però, nel 295 subisce a Sentino la grave sconfitta anticipata poco sopra. Da questo momento tutte le città umbre, e poco dopo anche quelle etrusche, passano sotto il controllo diretto di Roma, che alla metà del III secolo a.C. esercita un dominio effettivo su tutto il territorio  a occidente e a oriente del Tevere, sia pure con modalità diverse, a seconda del comportamento che le stesse città avevano assunto in occasione della guerra: con minore severità verso Gubbio e Perugia, al contrario del trattamento riservato a Foligno e Spoleto, che nel 241 diventerà colonia romana. Roma si trova, in questo nuovo contesto geopolitico, ad affrontare il problema dei suoi collegamenti con la riviera adriatica e con la regione padana orientale, sia per incrementare i suoi commerci che per velocizzare gli eventuali trasferimenti dei suoi eserciti.  Nel 219 viene inaugurata la via Flaminia, che collega Roma a Fano e Rimini, attraversando, da sud a nord, tutta l’Umbria, da Orte a Gualdo Tadino, passando per Narni, Bevagna, nord di Foligno, Spello e Nocera.

Regioni dell’Italia augustea

Persa ormai la loro indipendenza, gli Umbri e gli Etruschi, che nel 90 avevano ricevuto lo status di “cives”, con gli stessi diritti civili e amministrativi dei Romani, sono coinvolti in quasi tutte le vicende militari di Roma. Come in occasione della seconda guerra punica, che segna la vittoria di Annibale sui Romani, nel 217 presso il lago Trasimeno, o durante la guerra civile (83-82) tra Mario e Silla. L’appoggio dato alle forze democratiche di Mario e la sua sconfitta a Chiusi e a Spoleto comportano gravi sanzioni economiche e militari. Alcuni decenni dopo Perugia, alleata con come le altre città etrusche ad Antonio, nel 40 è teatro di una battaglia vinta dall’avversario Ottaviano, che la espugna e la dà alle fiamme. Lo stesso Ottaviano inaugura nel 27 a. C. l’età imperiale, che si concluderà con la caduta “ufficiale” dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d. C.

E’ un tempo abbastanza lungo, durante il quale ad un primo periodo di relativa pace e di economia fiorente, sia nel settore agricolo che in quello commerciale, segue uno ancora molto più lungo di profonda crisi economica e sociale, caratterizzata da un graduale impoverimento degli agricoltori, in un reciproco rapporto di causa ed effetto, con l’abbandono delle campagne, con la crescente diffusione del latifondo e la progressiva e distruttiva invasione dei “barbari” (in effetti l’Impero romano era già cominciato  a non esistere prima del 476). Il paesaggio agricolo subisce, pertanto, una profonda e regressiva trasformazione, con ampie aree che si trasformano in paludi, e parte di quello urbano, per motivi di sicurezza e sanitari, si delocalizza nelle zone collinari. Dal punto di vista amministrativo è importante segnalare la riforma di Diocleziano del 297 d. C., con la quale viene istituita la Regio Tuscia et Umbria. Si continua, pertanto, a indicare col nome di “Umbria” (assorbito in un secondo momento in quello di Tuscia) il solo territorio ad est del Tevere, e ciò contribuisce ad accentuare il dualismo regionale. Ma il dato più significativo della riforma è il declassamento dei “cittadini” (i “cives”), che diventano sudditi, dei quali si può disporre liberamente, mentre i contadini sono vincolati alla gleba e gli artigiani riuniti in corporazioni per provvedere all’esercito. In questi secoli i Romani, e anche in questo risiede la loro grande importanza, fondano o fanno rinascere le città di maggior rilievo (col loro nome attuale): Perugia, Città di Castello, Assisi, Spoleto, Gubbio, Todi e la Regione acquista un ruolo strategico fondamentale sia per la sua posizione geografica centrale, sia perché attraversata, a est, dalla via Flaminia, che porta fino a Ravenna – dall’inizio del V secolo capitale dell’Impero. – e a ovest dalla via Amerina, che da Orte e Amelia porta a Todi, Perugia e Gubbio, ricongiungendosi poco più a nord alla stessa Flaminia.

 

IL MEDIOEVO

Con le invasioni barbariche, la successiva guerra gotico-bizantina e l’arrivo dei Longobardi si aggrava il processo della già debole identità regionale. Durante la suddetta guerra (535-553) i vari eserciti provocano gravi danni a tutta la Regione, che ha come teatro di battaglie sia Perugia che Spoleto e Gualdo Tadino, con la vittoria finale di Giustiniano. Il dominio bizantino dura poco, perché i Longobardi, popolazione proveniente in gran parte dalle attuali Austria e Ungheria, dopo aver stabilito a Pavia la loro capitale, conquistano tutta l’Umbria, nel 575 fondano il Ducato di Spoleto e successivamente quello di Benevento. Il territorio a oriente del Tevere è governato quasi per intero dai Longobardi, mentre rimangono sotto il controllo bizantino, oltre Perugia e il resto della Tuscia, anche alcune città lungo la Flaminia: Amelia, Narni e Terni.

Longobardi storia Umbria
Longobardi e Bizantini in Italia

Ben presto il Ducato di Spoleto si conquista una sostanziale indipendenza, anche se circondato in buona parte dai dominii bizantini, che lo costringono a espandersi oltre l’Appennino, fino all’Adriatico, e a sud verso l’Abruzzo e il Lazio settentrionale. Questa situazione tuttavia determina un certo suo isolamento, anche commerciale, aggravato dalla utilizzazione solo parziale della Flaminia, a causa delle suddette tre città-fortezza in mano ai bizantini. Il graduale affermarsi del Ducato come realtà geopolitica autonoma e abbastanza forte ostacola ulteriormente la formazione di una coscienza regionale-umbra unitaria e omogenea, nonostante già dagli inizi del VII secolo i Longobardi, da ariani, si fossero convertiti al cattolicesimo e contribuissero alla diffusione dei monasteri.

L’Italia bizantina e longobarda

Il rapporto con le popolazioni locali, di conseguenza, subisce un processo virtuoso, certamente favorito dall’Editto di Rotari del 643, passando dagli iniziali saccheggi all’assimilazione dei loro usi e costumi. Notevole è anche l’eredità monumentale e architettonica dei Longobardi, costituita, oltre che dai monasteri, da abbazie, castelli e torri di difesa. La loro dominazione in Italia termina ufficialmente nel 774, con la sconfitta del re Desiderio da parte di Carlo Magno. Questi incorpora i territori conquistati al regno dei Franchi, che già dalla metà del secolo hanno il dominio della Tuscia, per poi donarli al Papa. D’altronde questa operazione è resa possibile dalla contestata donazione della città di Sutri, che il re longobardo Liutprando aveva fatto alla Chiesa nel 728. Data importante perché segna l’anno di nascita del potere temporale della Chiesa. Tuttavia, al di là degli aspetti formali di questa articolata situazione politica, il Ducato di Spoleto mantiene una sostanziale autonomia e si rafforza politicamente, tanto da sopravvivere al tramonto dell’Impero carolingio in una posizione di prestigio e avere, nell’891, il proprio duca Guido incoronato re d’Italia.

Il Ducato di Spoleto Storia Umbria
Il Ducato di Spoleto

Al termine di questi secoli – nel mentre il sistema feudale determina una graduale e crescente moltiplicazione dei poteri locali, in continua contrapposizione tra di loro – avviene intorno al mille la rinascita delle città. Questo fenomeno si diffonde in buona parte dell’Europa, ma soprattutto in Italia, e riguarda anche il Ducato di Spoleto e la parte occidentale dell’Umbria. L’organizzazione politico-amministrativa che si afferma è quella dei Comuni, tra i quali, oltre Perugia, si distinguono Spoleto, Foligno, Terni, Assisi, Gubbio, Città di Castello, Todi e Orvieto. In Umbria, come altrove, il periodo comunale è segnato dai continui conflitti tra le città per il controllo del territorio e tra la emergente borghesia urbana e i signori feudatari delle campagne. Nei primi secoli del secondo millennio anche la storia dell’Umbria, come quella di altre Regioni italiane, è la semplice sommatoria delle storie di ogni singolo potere locale, in continua contesa con l’Impero e/o con il Papa, allo scopo di riaffermare la propria autonomia. Nel frattempo, è presente in Umbria una significativa testimonianza del movimento ereticale pauperistico dei pàtari, che sicuramente non lascia indifferente S. Francesco (morto nel 1226) nel suo ideale di povertà e di una Chiesa profondamente rinnovata. Agli inizi del XII secolo Papa Pasquale II manifesta forte contrarietà per il rifiuto che le città umbre oppongono alla sua sovranità, mentre Spoleto nel 1155 viene sconfitta e distrutta da Federico Barbarossa. Da questo momento iniziano la decadenza e la perdita della sua centralità politica e la situazione peggiora nei decenni successivi con Innocenzo III, che, intenzionato a riaffermare il suo potere su tutte le città del Ducato, sostituisce il duca con un rettore di sua fiducia. Nel 1231, infine, il Ducato cessa ufficialmente di esistere: l’imperatore Federico II riconosce al Papa Gregorio IX il suo legittimo possesso. Nella parte occidentale, intanto, si afferma sempre più il potere e l’egemonia di Perugia, non solo sui Comuni vicini, ma anche su altre zone dell’Umbria, tanto da capeggiare una lega inizialmente con Todi, Gubbio, Spoleto e Foligno (ma poi abbandonata dalle ultime due), che però viene sconfitta nel 1237 a Spello dallo stesso Federico II. Con la sua morte, nel 1250, nello spazio di pochi anni si dissolve la dinastia sveva e si instaura nell’intera Regione il dominio della Chiesa, che durerà, con fasi alterne, fino all’Unità d’Italia.

I secoli XIII e XIV sono particolarmente importanti per la storia dell’Umbria, sia da un punto di vista politico e socioeconomico che religioso e artistico. La struttura amministrativa dei Comuni coincide sostanzialmente con quella delle altre parti dell’Italia centrale e settentrionale. Ne è testimonianza la denominazione evolutiva dell’architettura civile e monumentale delle città: i Palazzi (Comunale; dei Priori; dei Consoli; del Podestà; Pretorio; del Capitano del Popolo; poi a Gubbio anche il Palazzo Ducale, ma siamo già al tempo delle Signorie e del Rinascimento); le Piazze con le loro fontane; le Cerchie murarie; le Rocche; le Torri; i Castelli. Anche l’architettura e l’arte religiose sono espressione, per quantità e qualità, di una nuova spiritualità, che trovava in San Francesco il suo principale, ma non unico, motivo ispiratore.

Storia Umbria
L’interno della Basilica di San Francesco di Assisi

Da questo punto di vista l’Umbria diventa uno dei baricentri europei della religiosità. Si moltiplicano quasi a dismisura le Chiese (talora Duomi o Cattedrali, d’impostazione romanico-gotica), contenenti opere d’arte, pittoriche e scultoree di valore sublime, cresce il numero delle Diocesi e dei Palazzi vescovili. Molte città diventano apprezzati centri culturali e all’Università di Perugia, fondata nel 1266 ed eretta da Clemente VII in “Studium generale” nel 1307, giungono studenti da ogni parte d’Europa.

L’incremento demografico che si registra a partire dal Mille, ma che s’intensifica in questi due secoli, determina una crescita della popolazione urbana e molte città, di conseguenza, ridefiniscono le loro planimetrie – in alcuni casi “a tentacoli” o “a terrazzamenti”, in altri a “schema anulare” o “triangolare” – e spesso si costruiscono nuove, più esterne, cinte murarie, mentre altri nuclei abitativi si spostano o sorgono su siti collinari. S’intensifica la rete dei collegamenti stradali, segno di un rapporto tra le città che, pur rimanendo conflittuale (lo dimostra la costruzione delle mura), esprime il bisogno di sempre più intensi scambi commerciali. La rinascita delle città provoca inevitabilmente anche una espansione dell’economia agricola, alla ricerca di nuove aree da mettere a coltura sia in pianura che in collina, di altre da bonificare o da disboscare. Le zone agricole si arricchiscono di nuovi toponimi, ma tutta la toponomastica si aggiorna e si adegua alla nuova situazione del paesaggio rurale.

disegno Rocca Paolina

A partire dalla seconda metà del ‘300 la prospettiva economica e sociale della Regione subisce una profonda involuzione, con la comparsa, tra l’altro, di quarantanni di pestilenza e l’inizio di dodici terremoti di notevole gravità, che si sarebbero ripetuti fino all’inizio del ‘600, con pesanti danni all’intero patrimonio edilizio regionale. Non meno distruttive sono in questo stesso scorcio di secolo, ed anche oltre, le guerre – è il caso si dire, “omnium contra omnes” – di tutti contro tutti, per il predominio del territorio: tra le città e tra queste e la nobiltà feudale delle campagne; tra nobili ed emergenti avventurieri militari; soprattutto tra la Chiesa e i Comuni o le nascenti Signorie. Comuni e Signorie, che, gelosi della propria autonomia, continuano a opporre resistenza al rinnovato disegno di predominio dei Papi. In effetti, nei primi decenni del periodo (1309 -1370) in cui i Papi si spostano ad Avignone, in Francia, il potere pontificio s’indebolisce ulteriormente, ma ancora in condizione di ostacolare la nascita di una Signoria regionale e potente, come succede invece in altre parti d’Italia. Questo contrasto, caratterizzato da guerre sanguinose, segna il punto di massima intensità quando, nel 1354, è inviato in Umbria il cardinale Albornoz, che in breve tempo sottomette Narni, Spoleto, Terni, Orvieto, Assisi, Todi e Spello. Solo la (quasi sempre) guelfa Perugia, che intanto aveva esteso il suo potere su un’ampia parte del territorio regionale, resiste. Ma, indebolita da una sommossa popolare scoppiata nel 1371 tra artigiani e mercanti tessili, viene conquistata dal legato papale Gerard du Puy, sostenuto dal popolo grasso e dalla nobiltà fuoriuscita. La città, tuttavia, non si rassegna e pochi anni dopo, durante una sommossa popolare contro il potere dei Papi, distrugge un’enorme fortezza che il legato pontificio aveva fatto costruire, su progetto del Gattopani, sulla sommità del colle del Sole. Dopo altre brevi e confuse vicende, negli ultimi anni del secolo Perugia passa sotto il dominio di Gian Galeazzo Visconti e anche Gubbio, che nel 1376 si era ribellata ai legati pontifici, si consegna ai Montefeltro, duchi di Urbino (come testimonia il Palazzo ducale). In ogni caso, il potere della Chiesa, talora sia pure formalmente, continua ad essere riconosciuto e, sia pure a fase alterne, esercitato.

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