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Montefalco

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Tour in bici Monti Martani e Spoleto

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Tour in bici Montefalco: tra le strade del Sagrantino

Tour in bici Montefalco. Un itinerario lungo i vigneti e i paesaggi magici del

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Scopri Montefalco, la ringhiera dell’Umbria

Scopri Montefalco, il borgo del Sagrantino e dell’arte. 

Adagiata su di un colle immerso in un mare di vigneti e uliveti, l’incantevole borgo di Montefalco troneggia sull’intera Valle Umbra: la sua posizione privilegiata nel 1568 le è valso l’appellativo di “Ringhiera dell’Umbria”. Mozzafiato sono infatti i panorami che si possono ammirare dal suo Belvedere. Spaziano a perdita d’occhio sulle valli del Clitunno, del Topino e del Tevere; Foligno, Spello, Assisi e Perugia, che dista dal borgo una cinquantina di chilometri, sono solo alcune delle città che si possono scrutare, insieme ai rilievi dell’Appennino, del Subasio e dei Monti Martani.

La storia di Montefalco inizia moltissimo tempo fa. Sono infatti numerose le testimonianze a farci supporre che i suoi luoghi fossero abitati già al tempo degli antichi Umbri. In epoca romana sul colle e nei luoghi circostanti, che facevano parte del municipio di Mevania (Bevagna), sorsero numerose ville patrizie. Erano le basi per la nascita del successivo centro abitato.
Successivamente alla caduta dell’Impero romano gli invasori Longobardi fortificarono i numerosi insediamenti collinari per farli divenire sedi delle loro “corti”. Una di queste corti, sorta attorno alla pieve edificata sul sepolcro di San Fortunato, evangelizzatore della zona, fu proprio Montefalco con il suo antico nome di Coccorone. Le origini di questo nome non sono certe. Secondo alcuni potrebbe derivare dal senatore romano Marco Curione, che aveva dei possedimenti nella zona, secondo altri invece deriverebbe dal greco oros (monte).

Durante l’alto medioevo, il vicino Ducato di Spoleto assoggettò il borgo facendolo rimanere, però, libero comune. Infatti era dotato di un suo statuto e fu retto nel XII e nella prima parte del XIII secolo da consoli e poi potestà. Riuscì a conservare una discreta autonomia e raggiunse una sua precisa identità. Divenne in seguito un influente centro di cultura artistica e un importante centro di produzione vitivinicola e olearia.

In questo periodo cinque porte (di Santa Maria, di San Lorenzo, di San Clemente, di Camiano e di San Bartolomeo) delimitavano il centro abitato. Le stesse porte erano cinte da possenti mura a difesa del borgo che si sviluppava attorno alla piazza di forma circolare, in cima al colle su cui fu edificato il Palazzo Comunale. Entro la prima cinta muraria vennero erette numerose chiese. Tra cui quella di Sant’Agostino con il suo convento, che sorse sui resti di un edificio già esistente forse consacrato a San Giovanni Battista.

Nei primi decenni del XIII secolo una seconda cinta muraria venne costruita per inglobare i popolosi borghi di Colla Mora e del Castellare. Si erano formati nel tempo, rispettivamente, oltre la porta di San Clemente e il Portone di Santa Maria. In seguito a questa opera di fortificazione furono costruite altre due porte di ingresso alla città: porta della Rocca e porta Sant’Agostino, ancora visibili.

Nel 1249 Coccorone mutò il suo nome in Montefalco. Accadde probabilmente per volontà dell’imperatore Federico II di Svevia, grande appassionato di falchi, che ne constatò la consistente presenza nel territorio. Montefalco fu poi sede della curia ducale di Spoleto nel periodo di esilio del papa ad Avignone (1320-1355). La città ospitò il celebre architetto e scultore Lorenzo Maitani (che realizzò la splendida facciata del Duomo di Orvieto) con il fine di restaurare le antiche fortificazioni cittadine. A partire da questo periodo e per tutto il secolo successivo, Montefalco fu un importante centro artistico.

Fu la committenza dei frati francescani a richiamare i maggiori artisti dell’epoca. La città divenne un centro di diffusione di movimenti pittorici cruciali per l’evoluzione dell’arte umbra. Risalgono a questo periodo gli splendidi affreschi che Benozzo Gozzoli realizzò all’interno della chiesa di San Francesco, oggi museo, gli affreschi di scuola umbro-senese della cappella di Santa Croce all’interno della chiesa di Santa Chiara e gli affreschi del Melanzio nella chiesa di Santa Maria di Piazza.

Dopo una parentesi piuttosto breve (1383-1489) che vede Montefalco assoggettata, in varie riprese, ai Trinci di Foligno, il borgo tornò definitivamente sotto lo Stato pontificio. E visse la sua stagione più prospera, sotto il governatore Nicolò Maurizi da Tolentino.
Questa stagione di prosperità ebbe però una fine brusca e violenta. Nel 1527, le famigerate Bande Nere comandate da Orazio Baglioni, con l’accusa di tradimento, invasero e saccheggiarono la città. La occuparono per più di un mese causando anche gravi pestilenze che stremarono la popolazione da un lato e le sue attività artistiche ed economiche dall’altro. Sarà solamente nel 1848 che Montefalco, dopo aver annesso ai suoi territori i castelli di Fratta e di San Luca, otterrà da parte dello Stato Pontificio, retto da Papa Pio IX, il titolo di città.

Montefalco è patria di otto santi, tra i quali spicca Santa Chiara della Croce, la cui vita è indissolubilmente intrecciata a quella della sua città; vi nacquero anche il pittore Francesco Melanzio, allievo del Perugino, e il cardinale Giovanni Domenico de Cuppis. Inoltre, vi furono ospitati gli imperatori svevi Federico Barbarossa e Federico II; dopo l’arrivo di quest’ultimo in città, la Porta di San Bartolomeo prese anche il nome del sovrano. Questa, insieme alle tre porte di Camiano, della Rocca e del Verziere, è tutt’ora esistente.

Non si può nominare Montefalco senza parlare del suo vino: il Sagrantino. Si tratta di un vino rosso Docg asciutto e armonico, famoso in tutto il mondo. Il miglior modo per assaggiarlo è berlo accompagnato con altri prodotti tipici del territorio, come la selvaggina, oppure i primi piatti al Sagrantino, tra cui gnocchi e pappardelle. Montefalco, insieme ai Comuni di Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo, Bevagna e Castel Ritaldi, è parte della Strada del Sagrantino, un percorso enogastronomico volto a valorizzare il nettare rosso. Altro gioiello del territorio è l’olio extravergine, che si avvale del Dop dei Colli Martani.

È possibile degustare prodotti tipici delle Terre del Sagrantino durante tutto l’anno: vi è infatti la Mostra Mercato che si tiene durante la settimana di Pasqua, oppure Cantine Aperte, a maggio; a settembre la Settimana Enologica, in cui l’amore per la tavola si lega a quello per la natura con numerose escursioni nei dintorni del borgo. Nello stesso mese si tiene anche la Festa della Vendemmia, mentre a novembre si celebra l’olio con i Frantoi Aperti. Anche l’estate montefalchese è ricca di divertimenti: il 17 agosto ricorre la Festa di Santa Chiara, mentre l’”Agosto Montefalchese” prevede un ricco programma di tre settimane, il cui centro è la sfida tra i quattro quartieri della città per l’assegnazione del Falco d’Oro: gare tra tamburini, sbandieratori e musici, balestrieri e spettacoli teatrali. Il tutto si conclude con la “Fuga del Bove”, una corsa dei tori al “Campo dei Giochi”.

Scopri con noi cosa vedere a Montefalco. 

Montefalco, uno dei Borghi più belli d’Italia, si sviluppa attorno alla grande piazza circolare posta in cima al colle. Rappresenta, certamente, uno splendido esempio di urbanistica medievale. Le vie principali convergono tutte sulla piazza un tempo chiamata “dei Cavalieri” o del “Campo del Certame” o ancora del “Popolo”. Su di essa sorgono il magnifico Palazzo del Comune, la ex chiesa di San Filippo, oggi Teatro comunale, la chiesa di Santa Maria di Piazza, edificio tra i più antichi della zona. Nonché splendide residenze signorili del Cinquecento, quali palazzo Senili e Palazzo de Cuppis. Altre dimore nobiliari sono il quattrocentesco palazzo Pambuffetti, palazzo Tempestivi e Palazzo Langeli, che conserva affreschi di scuola dello Zuccari.

Imboccando dalla piazza la strada che conduce al duecentesco rione di Colla Mora, si giunge alla Chiesa e Museo di San Francesco, costruita dai frati minori conventuali tra il 1335 e il 1338. La sua abside fu splendidamente affrescata dal Gozzoli con le Storie della vita di San Francesco. Al suo interno, inoltre, è possibile ammirare una Natività del Perugino.

Proseguendo lungo il perimetro delle mura medievali si può raggiungere il borgo San Leonardo. Qui sorgono la chiesa e il convento di Santa Chiara, dedicati a Chiara di Montefalco, santa nativa della città, il cui corpo riposa proprio in questo luogo; edificata a partire dal 1303 custodisce nella piccola cappella di Santa Croce uno splendido ciclo di affreschi trecenteschi che raccontano la vita della santa. Nello stesso rione, la chiesa dell’Illuminata con i bellissimi affreschi del Melanzio, e il convento di San Leonardo di fronte.

Riavvicinandosi al corso principale della città, Corso Mameli, si incontra la duecentesca chiesa di Sant’Agostino, che conserva affreschi attribuiti ad Ambrogio Lorenzetti e Bartolomeo Caporali. Da non perdere il giro della cinta muraria. Qui spiccano Porta Federico II, con la attigua chiesa romanica di San Bartolomeo, Porta Sant’Agostino, dalla magnifica torre merlata, e Porta Camiano. Proprio nei pressi di quest’ultima sorge la chiesa di Santa Lucia, costruita a fine XIII secolo.

La porta di Sant’Agostino è il principale ingresso di Montefalco e fu costruita insieme alla Porta della Rocca, quando si decise di erigere una seconda cinta di mura visto l’ampliamento della città. Il tratto di mura in cui la porta è collocata è quello meglio conservato e sono addirittura visibili le tre feritoie che venivano utilizzate dai balestrieri. Si possono inoltre osservare la merlatura dell’epoca romantica e il ballatoio dove sostavano le guardie. Al di sotto di questo, vi è l’orologio posizionato nel 1543 e ancora in funzione.

Un tempo all’ingresso vi erano due porte di quercia, che sono state rimosse dopo il 1930. Sotto la volta della porta di Sant’Agostino ci sono resti di un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino fra Santi. Varcata la soglia, ci si immette nell’antico “stradone”, l’odierno Corso Mameli, che conduce alla Piazza del Comune. Le mura invece continuano sulla sinistra, giungendo alla torre d’angolo, detta “del Verziere”.

La porta della Rocca è uno degli antichi accessi al borgo fortificato. Fu eretta quando nel XIV secolo si costruì la seconda cinta di mura di Montefalco, che si stava ingrandendo. Presso la porta si ergeva la Rocca, posta a difesa del borgo, che venne quasi totalmente distrutta nel 1439, quando la città si consegnò al cardinale Giovanni Vitelleschi, al comando delle truppe pontificie, che misero fine alla Signoria dei Trinci di Foligno.
La fortificazione fu anche sede del Monte Frumentario, dei Carabinieri Pontifici, dell’Ospedale e infine del Carcere Mandamentale, che fu demolito nel 1979. Proprio nel sito del vecchio carcere, oggi si accede a una delle meravigliose vedute panoramiche montefalchesi. Da qui si possono ammirare Foligno, Bevagna, Spello, Cannara, Santa Maria degli Angeli, Assisi e perfino Perugia. Innanzi alla porta si staglia il secolare e bellissimo cedro del libano, che guarda l’intera vallata.

La chiesa di Santa Illuminata sorge nel luogo in cui, nella seconda metà del XIII secolo, Damiano di Bengente fece costruire un “reclusorio” per la figlia Giovanna, alla quale si unì in pochi anni la sorellina Chiara, futura santa. Nel 1280 le monache si trasferirono nel sito dell’attuale monastero di Santa Chiara, abbandonando così l’edificio, che divenne casa di una comunità agostiniana nel 1302; durante il XV secolo però, rimasero solo tre monache, che nel 1480 si unirono, su disposizione del vescovo di Spoleto, a quelle di Santa Chiara.

Frate Anselmo da Montefalco, priore generale degli Agostiniani, fece insediare un gruppo di suoi frati riformati (detti “di Lombardia”) nell’abbandonata chiesetta. Questi provvidero a ricostruirla, insieme al convento, fra il 1492 e il 1500, come indicato nella data del portale. La comunità venne soppressa nel 1653 e la chiesa fu così incorporata nella collegiata di San Bartolomeo; dal 1910 al 1975 i Padri Cappuccini occuparono nuovamente il sito. Dopo la loro partenza, tornò ad essere assorbito dalla parrocchia di San Bartolomeo.

La chiesa montefalchese, ancora ben conservata all’interno delle mura cittadine, è dedicata alla beata Illuminata, virtuosa monaca agostiniana che nacque in città nel XIII secolo. L’edificio rinascimentale di influenza lombarda è molto armonioso, dalla facciata in laterizio preceduta da un piccolo portico; il portale d’ingresso è sormontato da un fregio con un’iscrizione e nella lunetta esterna è affrescata una Madonna della Misericordia tra Santa Chiara da Montefalco e la Beata Giovanna di Francesco Melanzio.

L’interno della chiesa è ad un’unica navata. Dispone di tre nicchie per lato interamente affrescate, in cui ricorre la figura di San Nicola da Tolentino. Nella prima cappella a sinistra si trova un affresco del folignate Bernardino Mezzastris, raffigurante San Nicola tra i santi Sebastiano, Agostino e Rocco, insieme alle sante Chiara, Giovanna, Caterina d’Alessandria e Illuminata, tutti disposti intorno a una Madonna con Bambino sul trono. Nella cappella successiva sono visibili altri affreschi attribuiti, non con cortezza, a Francesco Melanzio. Mentre nella terza cappella era collocata una pala con la Madonna con Bambino di Melozzo da Forlì (oggi nella Pinacoteca di Montefalco).

Sull’antico altare maggiore era conservata una tavola raffigurante San Vincenzo da Saragozza, Santa Illuminata e San Nicola da Tolentino, che venne realizzata nel 1488 da Antoniazzo Romano per la cappella di Santa Caterina della chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma; l’opera venne spostata nella chiesa di Santa Illuminata nel 1491 per volere del generale dei frati agostiniani frate Anselmo da Montefalco. In tale occasione, vennero modificati gli attributi e l’aspetto di Santa Caterina e Sant’Antonio di Padova (che divennero Santa Illuminata e San Nicola). Nelle cappelle di destra si possono ammirare altri affreschi attribuiti al Melanzio, tra cui l’Assunzione e l’Incoronazione della Vergine e alcuni Santi, tutti datati 1507.

La chiesa di Sant’Agostino è ubicata nel centro storico di Montefalco, lungo corso Goffredo Mameli e sorge nel luogo della preesistente chiesa di San Giovanni Battista. I frati Agostiniani la ricostruirono dalle fondamenta e le diedero l’attuale intitolazione tra il 1279 e il 1285, prima di donarla al comune. Gli Agostiniani si erano precedentemente stabiliti nella chiesa di Santa Maria “de plateola”, i cui resti si trovano in un locale attiguo alla Piazzetta Mustafà.
Nel 1327 la chiesa di Sant’Agostino fu ampliata, con l’aggiunta di una navata minore sul lato destro che riunisce una serie di cappelle, mentre nel XVIII secolo perse l’altra navata. Al 1466 risale la costruzione del chiostro conventuale sul lato sinistro. Gli Agostiniani abbandonarono definitivamente Montefalco nel 1978.

La facciata dell’edificio, in stile gotico, è severa, fatta eccezione per la presenza dello slanciato portale ad ogiva, arricchito da fasci di colonnine e capitelli, e un bellissimo rosone.
All’interno, la grande navata ha una copertura a capriate lignee a vista che si conclude con un bell’abside poligonale dalla volta costolonata. Nell’unica navata minore a destra sono conservati i resti delle Beate Chiarella e Illuminata e il corpo mummificato di un pellegrino. La salma risale al Medioevo ed è collegato alla leggenda del Beato Pellegrino di Montefalco. L’intero edificio è impreziosito da numerosi arredi, decorazioni e affreschi.

Sulla controfacciata sinistra vi è una Madonna della Misericordia, parzialmente conservata, di inizio XV secolo ad opera di Giovanni di Corraduccio. Sulla parete sinistra si possono ammirare resti di un Presepio, sempre di Giovanni di Corraduccio; sopra la nicchia è affrescata un’architettura, sulla quale è collocata una tela del XVII secolo, raffigurante l’Annunciazione. In una delle nicchie, decorata con affreschi di Bernardino Mezzastris, è conservata una quattrocentesca statua lignea di San Nicola da Tolentino. Proseguendo si incontra un’Incoronazione della Vergine attribuita ad Ambrogio Lorenzetti (XIV secolo); ancora più avanti una Madonna della Cintola di Giovan Battista Caporali (1522) e una Madonna col Bambino tra Sant’Agostino e il Beato Angelo del folignate Ugolino di Gisberto.

In un’altra nicchia è conservato un quadretto del Sacro Cuore, contornato da resti di antichi affreschi ormai perduti; in un’altra nicchia una statua della Madonna si innalza davanti a un affresco quattrocentesco di una Madonna con Bambino.
Originariamente la chiesa di Sant’Agostino a Montefalco disponeva di due cappelle, oggi perdute. Da una porticina si accede alla meravigliosa sagrestia, interamente affrescata, probabilmente, dal Maestro di Narni nei primi del Quattrocento e nella quale si trovano preziosi armadi del XVI secolo. Tornando in chiesa, si nota l’arco trionfale, anch’esso affrescato con scene dell’Annunciazione, Agnus Dei e Natività, attribuibili al secondo Maestro di Santa Chiara. Anche l’abside era un tempo decorato, ma non rimane più nulla poiché i francesi, durante l’invasione, utilizzarono questa parte della chiesa per sfuocare la calce.

Passando sotto la navatella di destra, nella prima campata, si incontra un bellissimo Volto di Madonna del Melanzio. Mentre nella seconda un finto polittico attribuito a Jacopo Zabolino di Vinciolo, raffigurante la Madonna col Bambino fra i Santi Severo, Paolo, Pietro e Fortunato. Nella stessa campata si trovano una Crocefissione, resti di Quattro Dottori nelle volte, Santi e Cristo crucigero nel sottarco: l’opera, databile al 1470 – 80 è da riferire al folignate Pietro di Mazzaforte, che venne sicuramente aiutato da Niccolò di Liberatore, detto l’Alunno. Altri affreschi si conservano a destra della porta principale della chiesa.

Il Palazzo Comunale di Montefalco è stato eretto nella piazza del Comune, punto più alto della città e suo centro politico e sociale. Nel ‘300 veniva chiamata la “platea rotonda”, in quanto la sua forma è quasi perfettamente circolare; la sua importanza crebbe nel corso del Medioevo e ancora oggi vi si affacciano gli edifici principali della vita cittadina. Come l’ex chiesa di San Filippo Neri, oggi teatro, l’oratorio di Santa Maria di Piazza e palazzi privati come Palazzo Santi – Gentili, Bontadosi, de Cuppis e altri. Nella piazza convergono anche le cinque vie montefalchesi più importanti, che dividono in spicchi l’abitato.

Il Palazzo Comunale fu costruito nel 1270 e inizialmente si presentava molto più piccolo, ma nel XV secolo venne ampliato sul lato sinistro e venne aggiunto il loggiato a pilastri ottagonali con capitelli corinzi. Sopra al portico si può godere di una vista mozzafiato dall’ampia terrazza. Traccia della prima costruzione duecentesca è la bifora con colonnina tortile, che si trova nel lato lungo Corso Mameli. Entrando nel Palazzo, al primo piano, si trova la Biblioteca Comunale che conserva oltre 10.000 volumi, tra cui preziosi manoscritti, cinquecentine e incunaboli; nella seconda sala della biblioteca è affrescata una Madonna in Maestà di Giovanni di Corraduccio. All’ultimo piano del Palazzo Comunale di Montefalco si trova la Sala Consiliare, che nel ‘700 fu sede del Teatro dell’Aquila, rimasto attivo fino a fine ‘800. La Sala è meravigliosamente ornata da affreschi ottocenteschi e arredi che riportano lo stemma comunale.

Il Santuario di Santa Chiara, retto da una comunità di monache agostiniane, venne fondato nel 1615 e, quasi certamente, progettato dall’architetto Valentino Martelli che fu cittadino onorario di Montefalco dai primi anni del secolo; la sua edificazione durò a lungo e soltanto tra il 1641 e il 1643 si coprirono le volte delle navate. A quel tempo, al posto dell’attuale transetto, sorgeva la chiesa quattrocentesca.

Nel santuario vi è la Cappella di Santa Croce. Originariamente la piccola cappella era una chiesa di cui oggi rimane solamente la parte absidale, alla quale si accede dalla sacrestia. Fu la Beata Giovanna a dare inizio ai lavori di costruzione di questo edificio. Mentre nel 1291 la sorella, Santa Chiara, divenuta Abbadessa, fece ricostruire la chiesa dalle fondamenta. Lì morì e fu inizialmente deposta, fino a quando, nel 1430 fu traslata nella chiesa attigua, dove è ancora conservata. La Cappella è affrescata con scene della vita della Santa, una Madonna in trono con Bambino e alcuni Santi: il principale artista che vi operò è detto il Maestro di Santa Chiara da Montefalco.

Data la presenza di costruzioni preesistenti, il Santuario dovette adattarsi allo spazio a disposizione; nonostante ciò, risulta di una severa classica eleganza sia all’esterno che all’interno, che è a tre navate. Entrando in chiesa e camminando fino in fondo al braccio destro del transetto, si può ammirare l’altare di Santa Chiara, stuccato e riccamente decorato, fatto erigere nel 1600. Proprio al centro dell’altare, in mezzo a due statue raffiguranti San Girolamo e Sant’Agostino, è collocata l’urna che conserva la spoglia della Santa; ai lati alcune reliquie a lei appartenute. Come il suo cuore, tre calcoli trovati nella cistifellea, una croce pettorale e un reliquiario d’argento con i Misteri della Passione di Cristo scoperti nel suo cuore. Sopra l’urna c’è una bellissima tela seicentesca di Francesco Longhi, che raffigura l’estatica Santa Chiara insieme al committente Fabio Tempestivi, montefalchese che fu arcivescovo di Ragusa.

Scendendo la navata destra, ci si imbatte sulla lastra tombale del cardinale Matteo Petrucci di Jesi, morto a Montefalco, dove si era recato a visitare il corpo di Santa Chiara nel 1701.
Nel braccetto sinistro si trova invece un altro altare barocco stuccato e fatto erigere da Onofrio de Cuppis nel 1692: l’opera venne realizzata dallo scultore milanese Camillo Rusconi e conserva, nell’ovato al centro, una tela con la Morte di Sant’Onofrio attribuita al pittore spoletino Francesco Refini, che è probabilmente anche autore dell’altra tela sopra la cantoria.
Uscendo dal Santuario di Santa Chiara, si può ammirare anche il chiostro quattrocentesco, luogo di serenità e bellezza.

La chiesa di San Bartolomeo sorge a fianco di una delle porte della primitiva cinta muraria della città di Montefalco. La sua esistenza è attestata sin dal 1219: questo la rende una delle parrocchie più antiche della città. Il comune e il vescovo di Spoleto, con l’obiettivo di attrarre popolazione verso il nuovo borgo fortificato, aggregarono a San Bartolomeo alcune chiese rurali tra il 1222 e il 1236. Nella seconda metà del XIV secolo, con il trasferimento del fonte battesimale di San Fortunato, San Bartolomeo assorbì le mansioni della pieve.

Nel 1489 i maestri Rosso e Giacomo “lombardi” eseguirono importanti lavori che riguardarono in particolare la parte absidale. Nel 1599 San Bartolomeo assorbì altre parrocchie di Montefalco come San Lorenzo e Santa Maria di Turri e così divenne collegiata e chiesa matrice. Data la sua accresciuta importanza, si rese necessario un ampliamento delle sue dimensioni. Eseguì il progetto il gesuita Camillo Citti: nel 1638 iniziarono i lavori che si conclusero nel 1646. L’edificio subì alcune modifiche, ma permangono ancora oggi elementi della costruzione primitiva, datata all’XI secolo. Si trovano nella zona absidale: una monofora con piedritti decorati con tralci di vite, e una deliziosa bifora. Al di sotto di questa, vi è una piccola porta murata dalla quale entrarono nel 1527 le Bande Nere, che presero per tradimento la città e la saccheggiarono.

Il vescovo di Spoleto Carlo de Benedictis consacrò la chiesa soltanto nel 1728.
L’esterno della chiesa si presenta sobrio ed elegante, con una facciata priva di decorazioni, dal semplice portale sovrastato da una finestra rettangolare e dal timpano.
All’interno, a navata unica con otto altari laterali, si conservano tele del XVII secolo. Tra le più importanti, una bella Consegna delle chiavi del pittore fiammingo Jacopo Ybot nella parete sinistra.

Dietro l’altare maggiore è collocata un’altra tela seicentesca con Madonna col Bambino in gloria fra i Santi Bartolomeo e Giovanni Evangelista, realizzata da Giacinto Gimignani; sul retro di questa è visibile un affresco del XIV secolo, vicino alla maniera di Bartolomeo di Tommaso, proveniente da un’edicola che si trovava accanto alla porta civica. Tale affresco, originariamente posto sulla porta, è stato spostato sull’altare nel Settecento ed è visibile soltanto muovendo un apposito marchingegno.
Altre opere degne di essere menzionate sono il fonte battesimale decorato con affreschi del Battesimo di Gesù, e un armadio dipinto da un pittore locale, che conserva una statua lignea di Cristo Risorto, del XVII secolo.

La chiesa di Santa Lucia fu costruita a Montefalco dai monaci benedettini di Santo Stefano in Manciano di Trevi. Negli anni seguenti, fu proprietà dei confratelli di Santa Maria Turrita. L’edificio risale al XII secolo e costituisce una delle più antiche chiese montefalchesi: la prima documentazione al riguardo è dell’aprile 1220. Si trova immersa tra gli stretti vicoli del borgo, in una parte inaccessibile a mezzi motorizzati. Sembra ferma nel tempo con il suo caratteristico aspetto medievale.

La Chiesa di Santa Lucia ebbe un importante ruolo per Montefalco; per tutto il XIII secolo furono rogati molti atti notarili al suo interno. Nel 1231 furono aggregate ad essa altre chiese rurali. Mentre nel 1295 passò dai Benedettini nelle mani del capitolo della Cattedrale di Spoleto, che ne decretò il declino, lasciandola in uno stato di abbandono. Nel 1727 il vescovo dispose il restauro della parte posteriore, che versava in pessime condizioni, e nel 1793 il Comune di Montefalco lottò invano affinché non venisse demolita la parte pericolante. Da lì a poco crollò anche il tetto della porzione integra dell’edificio e si dovette attendere fino al 1916 per un restauro, al quale seguì quello del 1977.
Oggi la chiesa conserva un piccolo campanile a vela sulla facciata a capanna, e frammenti di affreschi del XIV secolo all’interno.

L’esistenza di una chiesa di Santa Maria “de platea” è attestata sin dall’inizio del XIII secolo, quando si riunivano al suo interno i consigli comunali di Coccorone e in seguito di Montefalco: a tale epoca risalgono le arcate in pietra della chiesa.
L’edificio è stato ristrutturato nella maniera oggi visibile nel XIV secolo, dopo essere divenuto proprietà della Confraternita del Sacramento, a cui il Comune l’aveva ceduto. All’interno dell’ex chiesa di Santa Maria di Piazza, che si affaccia sulla piazza principale di Montefalco, si trovano alcune importanti opere.

Entrando, si incontra una quattrocentesca acquasantiera, poggiante su di una colonnina marmorea, dal fusto con modanatura e tracce di policromia, e con capitello ornato da motivi vegetali: tutti elementi che la riconducono all’XI e XII secolo.
Sulla parete di fondo si conservano affreschi commissionati a Francesco Melanzio nel 1517. Si possono ammirare una Madonna col Bambino in trono, e a sinistra San Gregorio che celebra la messa; a destra vi era in origine un San Girolamo nel deserto, oggi perduto. Nella calotta superiore l’Eterno al centro, San Severo e San Fortunato ai lati, e tracce di un’Annunciazione entro tondi.

Recandosi a Montefalco ci si renderà immediatamente conto della ragione che le è valsa l’epiteto di “Ringhiera dell’Umbria”. Il borgo è infatti ricchissimo di belvederi, dai quali è possibile godere di panorami mozzafiato sull’intera Valle Umbra: Perugia, Assisi, Spello, Foligno, Trevi, Spoleto, Gualdo Cattaneo, Bevagna, e poi gli Appennini, il Subasio e i Monti Martani; il tutto frammisto a oliveti e vigneti a perdita d’occhio.
Sono molteplici i punti da cui osservare tanta bellezza, ma il consiglio è quello di costeggiare le mura del borgo fino ad arrivare al punto panoramico dalla Via Ringhiera Umbra, certamente la posizione migliore da cui si può ammirare una veduta a 360°. Si può arrivare alla terrazza percorrendo Via Gramsci, Corso Mameli, Viale Matteotti o la strada che collega la città alla località di San Clemente.

A Montefalco potrete rilassarvi e godervi i meravigliosi panorami che il borgo offre, magari sorseggiando un bicchiere di Sagrantino davanti a una bella tagliata di chianina agli odori di tartufo. Sarà bellissimo passeggiare in tranquillità per le vie del borgo, in cui vi dimenticherete del tempo e assaporerete un pizzico di Medioevo. Non dimenticatevi di visitare le botteghe degli artigiani e il Museo Civico di San Francesco, con l’antica chiesa affrescata da Benozzo Gozzoli.
Oltre a momenti di relax, Exploring Umbria vi offrirà molte opportunità di svago, come escursioni alla scoperta di veri e propri angoli di paradiso naturalistici; sarà possibile immergersi nel paesaggio montefalchese anche a cavallo. Grazie ad Exploring potrete perfino cimentarvi nel tiro con l’arco.

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