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Bettona

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Percorso in bici Trevi Spoleto: la Valle Umbra

Percorso in bici Trevi Spoleto: l’esperienza di una tranquilla pedalata, protetti e ammaliati dai magici colli della Valle Umbra.

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Sentiero Francescano a cavallo, sui colli umbri

Sulle orme del santo lungo il sentiero francescano a Cavallo. Alla scoperta dei paesaggi più belli in Umbria.

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Tour in bici del vino: Torgiano e Deruta

Il tour in bici del vino prevede un percorso tra vigne e colline fino alla scoperta di antichi mestieri e di arti ricercate, tra Torgiano e Deruta.

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Tour in bici Gualdo Tadino: Appennino e verdi colline

Il tour in bici di Gualdo Tadino parte dall’Appennino e prosegue verso verdi colline. L’itinerario consiste in un percorso di circa 15 km.

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Tour in bici Monte Peglia: fatica e soddisfazione

Il tour in bici al Monte Peglia è un itinerario con poca pianura. Serve allenamento e molta fatica per ottenere maggiori soddisfazioni.

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Tour in bici Montefalco: tra le strade del Sagrantino

Tour in bici Montefalco. Un itinerario lungo i vigneti e i paesaggi magici del

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Tour in bici Bettona: la terza tappa del tour dell’Umbria etrusca in bicicletta. Un percorso pianeggiante adatto a tutti, da Bettona a Marsciano.

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Tour in bici Umbria Etrusca: Dall’Ipogeo dei Volumni a Bettona

Percorso in bici Umbria Etrusca: alla scoperta degli Etruschi. La seconda tappa dell’itinerario, un percorso facile alla scoperta degli insediamenti più antichi

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Scopri Bettona, il “balcone” etrusco

Scopri Bettona, uno dei borghi più belli d’Italia. 

Bettona è un piccolo borgo al confine nord-orientale dei monti Martani. Un luogo di profonda pace. Che vive da sempre in simbiosi con la natura nella quale è immerso. Dall’altura su cui sorge, sovrasta la vallata umbra e offre una straordinaria vista, che spazia da Perugia ad Assisi, e oltre. Per questo viene chiamata “il balcone etrusco”.

«Vettona» ha infatti origini etrusche e fu in seguito colonia romana. I «Vettonenses» vengono citati da Plinio nella sua Naturalis Historia. Fu rasa al suolo da Augusto poiché appoggiò Marco Antonio durante il conflitto. Successivamente subì gli effetti disastrosi delle invasioni barbariche e venne devastata da Totila. Quindi cadde sotto il dominio greco, longobardo e, infine, sotto il Ducato di Spoleto.
Libero Comune nel Medioevo, unita ad Assisi agli inizi del ⅩⅢ secolo, nel 1352 si arrese a Perugia che la distrusse e prelevò anche il corpo di san Crispolto, protettore e martire della città. Secondo la leggenda venne torturato, arso vivo e addirittura segato, nel luogo in cui sorse la prima abbazia benedettina del territorio. Bettona risorgerà grazie al legato pontificio Egidio Albornoz e rivedrà il ritorno del corpo del santo.

Durante il Rinascimento sarà contesa. Al suo governo si alterneranno diversi uomini di potere. Nel 1412 diedero principio al loro predominio i Signori Trinci di Foligno. Mentre nel 1516 papa Leone Ⅹ concedette a Giampaolo Baglioni «Bettona, terra molto opportuna allo stato loro, e di non picciola consideratione in queste parti». Grandi protagonisti del tempo furono i Crispolti, illustre famiglia bettonese che più volte tentò di riportare la città sotto l’obbedienza della chiesa. Il dominio dei Baglioni su Bettona cessò nel 1648, quando la linea dei conti investiti si estinse e la camera apostolica riprese possesso della città. Questa rimarrà sotto l’egida dello stato pontificio fino all’unificazione nazionale.

Durante l’epoca rinascimentale, Bettona fu un centro autorevole: i suoi amministratori si distinsero sempre per una particolare attenzione ai problemi economici, con l’aiuto dei Collegi delle Arti. Importante fu la fondazione del Monte frumentario nel 1491. Si ricorda la grande abilità dei governanti nel fronteggiare epidemie disastrose come la peste, alla quale seguivano sempre penurie dei raccolti. Oppure le grandi piogge e inondazioni insieme a «freddi si rigidi che si seccorno quasi tutti gli olivi e le viti».

La storia di Bettona è intrecciata indissolubilmente a quella degli insediamenti religiosi presenti nella città. Protagonisti soprattutto a partire dal Duecento, con la nascita e la diffusione degli ordini mendicanti. La prima notizia documentaria che attesti l’esistenza di un monastero benedettino nel territorio di Bettona risale al 1014. Si riferisce all’abbazia di San Crispolto della Piana, che oggi è una casa privata in località Passaggio.

La Badia custodì le reliquie del santo martire fino a quando le trasportarono nella chiesa di San Crispolto, costruita all’interno delle mura di Bettona nel 1266. Altro importante monastero benedettino nell’alto Medioevo è quello di San Quirico. Ai quali si aggiungono i rami femminili di San Giacomo, e Santa Caterina. La prima comunità francescana arrivò a Bettona nel 1235, per desiderio dei bettonesi stessi. I frati minori conventuali si stabilirono in breve tempo presso la chiesa di San Crispolto. Nel Quattrocento arrivarono in città anche i frati minori osservanti, che costruirono nel 1500 il meraviglioso convento di Sant’Antonio, oggi in rovina.

Bettona è uno dei Borghi più belli d’Italia. Delizierà i vostri occhi con le sue bellezze artistiche sia medievali che rinascimentali. Allo stesso modo faranno i suoi orti e giardini, nascosti tra i vicoli del borgo. Non potete andar via da Bettona, però, senza aver assaggiato il suo piatto tipico: l’oca arrosto. In città troverete pochi ristoranti aperti tutto l’anno, ma l’ultima settimana di luglio si svolge una vera e propria Sagra dell’Oca, che vi permetterà di gustare un succulento piatto all’aperto. Godendo del fresco venticello delle sere d’estate, seduti in uno dei vasti giardini che si aprono all’interno delle mura.

Altro prodotto tipico bettonese è il piselletto. Un baccello dal gusto dolce e deciso, la cui esistenza è dovuta alla perseveranza delle donne bettonesi, che ne hanno impedito l’estinzione rischiata negli anni Settanta. La pianta si arrampica per due metri intrecciandosi alle mura etrusche e medievali. Come a voler dimostrare l’attaccamento alla sua terra e alla sua storia; si raccoglie a maggio e si degusta in svariate ricette.

Il Comune e la Pro Loco di Bettona organizzano iniziative disseminate in tutto l’arco dell’anno. Ad aprile troverete il Bettona Art Music Festival. Una rassegna di eventi come concerti di musica classica e conferenze che si tengono in luoghi più o meno dimenticati del borgo. Mentre in occasione delle feste natalizie, il paese fa da scenario ad un suggestivo presepe vivente. Certamente l’estate è la stagione più viva e animata. Oltre alla Sagra dell’Oca, l’evento più atteso e importante, l’ultimo sabato di giugno si tiene la “Notte Romantica dei Borghi d’Italia”, di cui Bettona è degna componente. Per tutta la serata i ristoranti, gli agriturismi, i B&B e i produttori di tutto il territorio comunale cucinano le proprie specialità gastronomiche. Mostrano le eccellenze legate al territorio, accompagnate dai vini della cantina locale, il tutto unito a buona musica e all’apertura del museo della città.

Scopri cosa vedere a Bettona, il piccolo borgo ricco di arte.

Bettona si trovava lungo la via Amerina. Di fatto una delle più importanti vie di comunicazione verso il nord. Fu quella la strada che permise l’arrivo di san Crispolto, che evangelizzò il territorio. Il centro di Bettona, a pianta ellissoidale, è percorso in tutta la sua lunghezza dalla vecchia via di Mezzo. Che congiungeva porta Vittorio Emanuele a porta Romana, due accessi alla città, oggi chiamati porta Santa Caterina e porta Sant’Antonio. Altri due accessi, solo pedonali, sono porta San Crispolto e porta Primo Maggio.

Entrando da uno qualsiasi di questi ingressi, potrete in breve raggiungere piazza Cavour. Antico foro, attorno alla quale si trovano gli edifici più importanti della città. In primo luogo palazzo comunale e palazzo Baglioni, in cui morì Malatesta Baglioni. Troverete inoltre il palazzo del podestà, ultimato nel 1371, e palazzo Biancalana, dimora di una nobile famiglia bettonese. Entrambi gli edifici sono oggi sede del Museo della Città di Bettona. Il museo ha una sezione archeologica e una pinacoteca. Conserva opere di Fiorenzo di Lorenzo, Niccolò di Liberatore detto l’Alunno, Jacopo Siculo, El Greco e Pietro Vannucci detto il Perugino. Capolavori della raccolta, che nacque nel 1904, sono considerati l’Adorazione di Dono Doni e una terracotta raffigurante Sant’Antonio di Padova di ambito robbiano.

Dopo una visita alla pinacoteca, potrete recarvi presso la chiesa di Santa Maria Maggiore, con l’adiacente cappella della Compagnia della Morte, interamente affrescata. Poi ancora nell’oratorio di Sant’Andrea, edificio in stile barocco che custodisce uno spettacolare ciclo di affreschi tardo-giotteschi. Oltrepassando l’ottocentesca fontana di piazza, costruita su di un antico pozzo medievale, raggiungerete piazza Garibaldi. Qui sorge la chiesa di San Crispolto, fondata dai benedettini nel Duecento. Da lì potrete percorrere i vicoli del borgo. Nei quali i vostri occhi si riempiranno dei colori dei fiori che popolano i giardini dei bettonesi. Uscendo dalle porte, incamminatevi sotto le mura etrusche e medievali. E godetevi la sensazionale vista panoramica.

A pochi passi dal centro, è sito il convento di Sant’Antonio. Patrimonio artistico e storico di grande valore, oggi purtroppo abbandonato e, come tale, in rovina. Allontanandovi dal centro abitato e passeggiando per la natura bettonese, incontrerete piccole deliziose chiese antiche. San Gregorio, Sant’Onofrio e San Quirico, abbazia benedettina in località Cerreto.
Discendendo verso Passaggio, fermatevi ad ammirare Villa Boccaglione e l’ex Abbazia di San Crispolto. Se invece scenderete verso Colle, da non perdere è la tomba etrusca. Situata laddove si estendeva l’antica necropoli etrusca di Bettona.

Il convento e la chiesa di Sant’Antonio  a Bettona costituiscono oggi un rudere abbandonato. Ma furono per trecento anni centro della vita sociale e religiosa della città. Pietro Onofri, sacerdote refrattario di Bettona, nelle sue Memorie, ci restituisce la deliziosa immagine dell’edificio all’inizio dell’Ottocento, poco prima della sua soppressione: “tutto insieme era questo uno dei più belli conventi, che avessero i Padri Osservanti nella Provincia dell’Umbria. […] Nelle vicinanze della nostra Bettona, non vi è situazione più bella”.

Furono i frati minori osservanti a fondare il convento. Erano arrivati a Bettona nel 1434 per volere dei paesani stessi: i religiosi si erano stabiliti nel romitorio di Sant’Onofrio, oggi cappella del Camposanto di Bettona, dove restarono fino al 1500. In seguito “per la grand’humidità et insalubrità del sito che si rendeva inhabitabile”, si trasferirono nel luogo dove sorgeva una cappella dedicata a San Manno. E iniziarono la costruzione della chiesa e del convento.
Il convento era abbastanza grande: vi erano due dormitori, con 20 stanze abitabili e un appartamento per i superiori provinciali; il refettorio poteva ospitare 40 frati e vi erano tutte le officine necessarie. Era presente anche una biblioteca ben fornita e catalogata. Mentre non c’erano né infermeria né spezieria. Inoltre i frati disponevano di un vasto giardino e di un bosco con alberi da frutto.

L’adiacente chiesa era scrigno di opere d’arte, nonché perno della vita della comunità bettonese: qui venne eretta la confraternita di Sant’Antonio Abate. Era costituita interamente da contadini, a dimostrare quanto tale luogo rappresentasse il polo religioso di maggior attrazione per le popolazioni delle campagne. Questi aiutavano i religiosi nella gestione della chiesa e del convento e, con le loro questue, acquistarono molti degli oggetti e delle opere d’arte presenti nell’edificio; molti dei quali andati dispersi dopo la soppressione, mentre altri sono oggi conservati presso il Museo della Città di Bettona. Tra questi ultimi troviamo il Sant’Antonio di Padova e committente e la Madonna della Misericordia di Pietro Vannucci detto il Perugino, la Madonna delle Grazie e sei santi di Jacopo Siculo e una terracotta invetriata rappresentante Sant’Antonio di Padova di ambito robbiano.

Dopo l’Unità d’Italia, il convento di Sant’Antonio a Bettona venne soppresso. Divenne ospedale, colonia della G. I. L., e casa popolare per famiglie in difficoltà economiche; dagli anni Ottanta, dopo dei lavori di ristrutturazione mai completati, il complesso versa in pessime condizioni. Completamente spoglio di qualsiasi arredo, la vegetazione lo ha ricoperto sia internamente che esternamente. Presenta mura pericolanti e parti di affreschi lasciati in terribile stato. Negli ultimi anni qualcosa si è mosso. Grazie alle iniziative promosse dalla Pro Loco di Bettona in collaborazione con il Comune che hanno presentato un progetto di restauro dell’intero edificio, ma mancano i fondi necessari ad intraprendere i lavori.

Il Palazzo del Podestà è un sobrio edificio che sorge sulla piazza principale di Bettona. Adiacente a Palazzo Biancalana e poco distante dalla chiesa di Santa Maria Maggiore. Si tratta di un sobrio edificio trecentesco, sede degli antichi governatori e del podestà. La sua costruzione risale alla riedificazione di Bettona operata da Egidio Albornoz nel 1367, dopo che i perugini l’avevano rasa al suolo: nel 1379, infatti, fu deliberata la fabbricazione di una nuova dimora per i priori.

Il Palazzo del Podestà di Bettona è un’importante testimonianza storico-artistica. Come testimoniato da due affreschi: la Maestà e santi, risalente al 1380 e collocato all’interno del salone, e i Santi Pietro e Paolo con angeli reggistemma, che si trova all’esterno e fu realizzato oltre mezzo secolo dopo; entrambi si presentano oggi deteriorati e per lungo tempo rimasero nascosti tra i muri del palazzo. La costruzione infatti, col passare degli anni, assunse un aspetto diverso. Ai primi del Novecento presentava finestre seicentesche e un corpo di fabbrica a due piani, che era stato realizzato a destra. Aveva almeno continuato a svolgere funzioni pubbliche come udienza del Conciliatore, esattoria, tesoreria comunale. Ma la vera rinascita avvenne quando fu scelta come sede della pinacoteca bettonese.

Il 14 agosto 1904 finalmente nacque infatti il museo della città di Bettona. Fu ospitato nelle sale del palazzo del Podestà, al quale venne restituito l’originario carattere trecentesco, grazie all’opera dell’architetto Viviani e al pittore Sebastiano Novelli, che affrescò il salone.
Oggi il museo è ancora collocato nel Palazzo del Podestà. Ma a causa del sisma del 2016, le opere sono state spostate tutte all’interno delle sale di palazzo Biancalana. Poiché il salone podestarile è momentaneamente chiuso.

Palazzo Biancalana è uno degli edifici principali che si affacciano sulla piazza di Bettona ed è adiacente al palazzo del Podestà. Fu eretto su una costruzione preesistente, su progetto di Francesco Biancalana, che acquistò l’edificio nei primi anni dell’Ottocento; fu proprio lui a progettare la ricostruzione, ma morì prima della conclusione dei lavori. Che furono ultimati nel 1859, come riportato su uno dei mattoni del pavimento. Nell’area oggi occupata dal palazzo sorgeva un vecchio edificio, con orti annessi e un passaggio pubblico: tutto fu demolito per la fabbricazione della dimora nobiliare, che è caratterizzata da uno stile neocinquecentesco di consuetudine nell’edilizia privata dell’Ottocento e da una certa cadenza ritmica negli spazi, tipica del neoclassicismo; altri particolari, come la ringhiera e il portale, poco ornati, sono tipici del gusto di fin de siécle.

Palazzo Biancalana è composto di due diversi materiali, bugnato a pian terreno e intonaco nei piani superiori, mentre la ringhiera del balcone sopra il portale è in ghisa.
Oggi, parte del palazzo, è sede del Museo della Città di Bettona: la parte sinistra del pianterreno ospita la sezione archeologica, mentre nella metà destra del piano nobile, che comprende anche il salone con il camino, è allestita la pinacoteca.
È curioso pensare che parte delle opere d’arte del museo provenissero proprio dall’eredità dell’ultima proprietaria del palazzo, la quale mai avrebbe immaginato tale destino per il suo patrimonio. Nel 1920, infatti, Bianca Biancalana istituì suo erede universale Guido Cingolani, con l’espressa volontà che i suoi beni “non siano mai venduti o permutati o affittati a paesani.” E invece, dopo alterne vicende, nel 1931 i beni Biancalana furono venduti al Comune di Bettona, fortunatamente per noi, che possiamo oggi ammirarli nella loro sede originaria.

La più antica testimonianza che attesti l’esistenza di un monastero benedettino nel territorio di Bettona riguarda proprio l’Abbazia di San Crispolto della Piana. La cui presenza è accertata fin dal 1014; la data dell’effettiva fondazione non è invece nota. L’abbazia, nota come Badia, sorge in località Passaggio. In prossimità della confluenza tra i fiumi Topino e Chiascio, in una zona che in epoca romana fu abitata. Ma che subì successivamente un graduale impaludamento.
L’abbazia venne costruita con materiali di scarto ricavati da edifici romani e custodì il corpo del patrono di Bettona San Crispolto: proprio nel luogo in cui fu eretta, infatti, secondo la leggenda, il santo fu martirizzato.

Nel 1238 passò sotto le dipendenze di Santa Maria Farneta. Con il disaccordo dei monaci che assistevano al ridimensionamento del proprio potere politico. Nel 1265 il corpo di San Crispolto fu trasferito all’interno delle mura della città. Nella nuova chiesa di San Crispolto dei frati minori conventuali: questo evento segnò l’inizio di una crisi irreversibile dei benedettini. La cui importanza venne via via offuscata dalla diffusione degli ordini mendicanti nel corso del Trecento.
L’abbazia rimase poi proprietà di prelati locali. Che vi abitarono fino alla metà dell’Ottocento, quando l’edificio fu ridotto a fattoria. Oggi il complesso è una dimora privata. Ma il proprietario ha provveduto al restauro dell’intero edificio: dell’impianto originario rimangono la cripta, la sovrastante abside, una delle più antiche d’Umbria, e resti del cortile claustrale.

L’abbazia di San Quirico sorge nei pressi di Bettona, in località Cerreto e fu dimora dei monaci benedettini dall’ⅩⅠ al ⅩⅤ secolo; costituì, insieme all’abbazia di San Crispolto della Piana, il principale insediamento benedettino a Bettona nell’alto Medioevo e i primi documenti che ne attestino l’esistenza risalgono al 1185, mentre non abbiamo notizie riguardo la fondazione, che si presume sia antecedente l’anno 1000. Sono assenti documenti che si riferiscano a San Quirico nel ⅩⅢ secolo, mentre sappiamo che all’inizio del Trecento dipendeva dall’abbazia di San Giuliano di Spoleto; per tutto il secolo fu centro fiorente, che amministrava numerosi possedimenti e funzionava come una grande azienda agricola.

In seguito subì le scorrerie delle truppe perugine e del re Ladislao di Napoli, fino ad arrivare all’inizio della sua decadenza: nel 1325 il papa incorporò San Quirico alla Camera ducale di Spoleto e successivamente la concedette in commenda a Ugolino Baglioni, monaco di Chiaravalle.
Oggi l’Abbazia di San Quirico a Bettona è proprietà privata e la chiesa, che è sorta sulle rovine del monastero, è completamente spoglia: questa fu costruita con materiali ricavati dal vicino insediamento romano Urvinum Hortense. Sopra la porta della chiesa vi è un affresco raffigurante una Madonna con il Bambino e i santi Crispolto e Quirico attribuito a Cesare Sermei, pittore umbro del Seicento.

La tomba si trova lungo la via, appunto, Etrusca, che collega Bettona a Torgiano. È databile tra la fine del Ⅲ secolo a. C. e l’inizio del Ⅱ a. C. e venne scoperta nei primi anni del Novecento.
L’ipogeo è ben individuabile, in quanto aperto e protetto solamente da un cancello; si accede alla camera sepolcrale dopo aver percorso un breve corridoio a cielo aperto, che conduce alla porta, originariamente composta da due lastroni in travertino, e accompagnata da due gradini di accesso alla tomba. Questa è stata realizzata con blocchi di pietra regolari ed è composta da un unico ambiente sormontato da una volta a botte.

La tomba etrusca è inoltre fornita di canaletti per il deflusso delle acque, che venivano raccolte in un vano sotterraneo, in corrispondenza dell’ingresso. L’ultima deposizione risale al Ⅰ secolo d. C., probabilmente dopo che la tomba fu abbandonata: il fatto è documentato da un’epigrafe latina, che menziona un magistrato municipale bettonese che fu praetor Etruriae, ossia sacerdote della lega delle città etrusche.
Quando fu scoperta nel Novecento, la tomba etrusca di Bettona era in pessime condizioni, danneggiata e guastata, con gli oggetti del corredo funebre sottosopra. La maggior parte di questi, per motivi di sicurezza, si trova oggi presso il Museo Archeologico Nazionale di Perugia e il Museo Archeologico della Città di Bettona: da segnalare monili in oro, argento, pasta vitrea e bronzi.

Villa Boccaglione, chiamata la “piccola Versailles dell’Umbria”, sorge sulla pianura ai piedi del colle di Bettona, in località Passaggio. Costituisce uno degli esempi più importanti di villa di pianura in Umbria; è di grande valore storico-artistico ma, purtroppo, è chiusa e di rado è permesso visitarla.
Vi si arriva percorrendo un lungo viale alberato. Al termine del quale ci si trova davanti alla splendida imponente villa a tre piani, con annessa una piccola chiesa, una limonaia, resti di case coloniche, la zona che era destinata alle scuderie e un vasto giardino; nel retro della villa si estende un parco a forma di ferro di cavallo, che termina in un boschetto con un piccolo teatro all’aperto.

Secondo alcuni studiosi, la villa fu commissionata dai Crispolti di Bettona all’architetto Piermarini nel Settecento, per poi essere venduta ai Penna di Perugia, ai Bianconi, ai Fedeli e ancora agli IraciMandolini Borgia. Dal 1987 è di proprietà del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
La Villa del Boccaglione, costruita su di un edificio preesistente, è caratterizzata da un curioso stile eclettico. Fonde un linguaggio neoclassico ad elementi barocchi; è riccamente affrescata sia all’esterno, che nelle numerose sale interne.

A Bettona, grazie ad Exploring Umbria, potrete vivere giorni completamente immersi nella natura. Dai monti alle colline, fino a scendere in pianura. Dai panorami mozzafiato ai boschi con i fitti alberi che oscurano la vista del cielo. E potrete goderne d’inverno, quando i fiocchi di neve imbiancano i tetti del borgo. E d’estate, stagione in cui Bettona diviene per molti un rifugio dalla calura delle città della valle.

Numerosi sono gli itinerari possibili e sono percorribili sia a piedi, che in bici. Potrete camminare tra i vicoli del borgo e intorno alle mura etrusche. Per poi salire dal centro fino alla località dei Cinque Cerri e costeggiare il fiume Sambro. Ai sentieri naturalistici potrete unire visite ad antiche chiese o siti archeologici, come il rudere romano di Urvinum Hortense, e una visita ai paesi vicini, come Collemancio.
Exploring Umbria, inoltre, vi permetterà di godere delle meraviglie bettonesi durante emozionanti passeggiate a cavallo nelle zone più incantevoli del territorio.

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Per creare il tuo itinerario avremmo bisogno di qualche informazione in più: indica dunque le date che preferisci, quanti siete e dai un valore ai tuoi interessi, così potremo iniziare a comporre la tua timeline insieme.